Le tecniche del
Commesso fiorentino

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La tecnica del commesso fiorentino di pietre dure è molto antica e molto complessa.

Con "commesso" si intende l'attività propria di chi realizza, partendo da un disegno di base, dei mosaici formati da tanti pezzi di pietre dure naturali, come calcedoni, diaspri, lapislazzuli, malachite, etc.

La tecnica è conosciuta in tutto il mondo anche come mosaico fiorentino: fu proprio a Firenze, nel '500, che ebbe il maggiore sviluppo grazie anche agli incentivi della famiglia dei Medici.

La Cappella dei Principi, realizzata nel 1737 rappresenta il primo esempio di quel mosaico ad intarsio, eseguito interamente con marmi e pietre dure pregiate, che sarà conosciuto come “Commesso fiorentino”.

Lavorazione
della pietra

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Il mosaico si realizza utilizzando frammenti di lastre ogni tipo di pietre dure, con diverse venature e striature in modo da creare cromatismi di particolare effetto, scelte in base al soggetto.

Si procede poi tagliando le lastre a mano, con un archetto in legno con un filo di ferro e polveri abrasive (carburo di silicio) e una pasta grigia con cui si copre via via il ferro.

Le pietre private della loro rigidità, vengono incollate l'una con l'altra fino ad assumere le forme e le sembianze di veri e propri dipinti.

Risultato finale

I mosaici terminati vengono poi lucidati a piombo, azione che permetterà di mettere in risalto i veri colori di tutte le innumerevoli tessere geometriche che creano l'immagine voluta.

Ciò che rende ulteriormente prezioso un mosaico è l'impossibilità di effettuare correzioni: sbagliare il colore di una tessera, quindi, comprometterebbe la perfezione finale delle sfumature.

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